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Intervista
 
 
 
 

CORINTO
(Intervista di IDA GEROSA pubblicata su MC MICROCOMPUTER del settembre 1998)

Alcuni ricercatori dell’Andersen Consulting, dopo indagini e studi, hanno avanzato una teoria bizzarra.
Hanno diviso le persone che utilizzano i mezzi di informazione in due ampie categorie. Da una parte "quelli che preferiscono guardare” dall'altra "quelli che preferiscono leggere".
I primi si lasciano cullare passivamente dalla televisione, spesso subendola, mentre i secondi amano interagire con il mondo esterno e prediligono i giornali o i libri, ma soprattutto la navigazione in Internet,
in una parola il computer. Si rendono conto che il vantaggio è proprio nell'assimilazione di una civiltà del cambiamento, per espandere e ampliare la propria cultura, il sapere.
Anche tanti artisti capiscono il vantaggio che dà l'informatica a una persona assetata di conoscenza o ad un approfondito lavoro di ricerca. Questo mese parliamo di un fotografo, che dopo anni di studio e buon
lavoro, ha "scoperto" il computer.

La sua storia
Corinto Marianelli ama essere ricordato con il solo nome di battesimo. Un nome raro che è diventato un simbolo.
Ha amato l'arte da sempre, ha infatti cominciato a "poggiare il pennello sulla tele" a undici anni ...
Ha studiato Grafica Pubblicitaria all'istituto d'Arte e Scenografia all’Accademia di Belle Arti.
A ventun anni con l'acquisto della sua prima macchina fotografica, una Nikkormat Ftn, è stato folgorato da un altro grande immediato amore, che si è sovrapposto a quello per la pittura.
Le due arti si sono integrare al punto che è maturata in lui l'idea di inserire nei suoi quadri alcune immagini fotografiche.

Lui stesso descrive così quel periodo "L'Arte, la Bauhaus, la Gestalt, la percezione visiva e la 'Teoria dei campo' di A. Marcolli, sono stati la mia Nutella; e su tutto questo, la fotografia entrava nei miei quadri come ancoraggio alla realtà e come primo livello di lettura nella complessità semantica di un'opera d'arte, per inseguire il problema, allora molto sentito, del coinvolgimento totale con la società.
La prepotenza, con la quale la fotografia è entrata nella mia vita, travolgendola, non lasciava dubbi su quello che il destino stava - ironia della sorte - 'disegnando' per me".

Mentre Corinto penetrava nei segreti della fotografia, ne scopriva anche le potenzialità economiche fotografando quadri di pittori per i cataloghi. Nasceva cosi la sua prima specializzazione la Fotografia di Opere d'Arte.
La sua passione per la fotografia, forse si è espressa al megio nei Reportage come - Casale Boccaieone: utopia 78" o Il treno di Cage - esposto nei 1993 alla Biennale di Venezia; e più recentemente nella Fotografia industriale e nel Ritratto; infine si è specializzato nella Fotografia di orologi, che gli ha guadagnato la collaborazione con importanti riviste del settore.

L'ultima sfida il computer.
A questo proposito dichiara: "Benvenuto computer, anche se c'è un pericolo che non è in questa stupenda macchina attraverso la quale stiamo interagendo, ma nei pensieri di chi la vede come la soluzione di tutti i problemi, il mezzo che consente a brutte fotografie, come per il brutto anatroccolo, di trasformarsi in cigni.

Da questa errata convinzione, diffusa anche oltre la categoria dei fotografi, ne sta venendo fuori un appiattimento verso il basso, perché molti accantonano il vero lavoro di ricerca, quello che permette di scoprire soluzioni impensate che portano a risultati straordinari. Il computer è, e sarà sempre una macchina (seppure incredibile) che bisogna conoscere bene per permettersi di poterla dimenticare e lasciarsi guidare solo dalla creatività.
La cosa importante è ricordare che un'immagine nasce prima di tutto da un substrato tecnico e culturaie - Non basta una Leica per essere un Cartier Bresson ".

Il suo rapporto con il computer

Ogni persona che inizia a fare il proprio lavoro con il supporto di questo strumento, cerca di trovare un punto d'incontro tra le idee, le esigenze, le finalità che lo spronano e le potenzialitá del mezzo.
Dopo averne appreso l'uso al meglio, cerca di scoprire quali tra le tante possibilità siano più vicine alla sua maniera di ragionare e quali le più utili per raggiugere gli obiettivi prefissati.
Sono convinta che soprattutto un creativo, immergendosi in un ambiente silenziosamente conciliante “deve” stabilire un filo diretto tra la macchína e la propria personale essenza.
Ognuno di noi arriva ad usare più frequentemente alcuni comandi piattosto di altri, per sollecitare particolari risultati, fino a creare una produttiva realtà, anche se attraverso la compagnia di una successione di stati d'animo diversi quali “amore/dipendenza/passione/odio “.
Perciò chiedo a Corinto:
“Qual è il tuo rapporto con il computer com’è entrato nella tua professíone? "

"Bella domanda. Una domanda così mi crea non poco imbarazzo.

Non faccio parte di quella schiera di professionisti e artisti che si entusiasmano facilmente per tutto quello che “luccica e lampeggia”, e meno che mai posso schierarmi con chi ritiene, con pregiudizio, che il vero fotografo sia quello che usa una macchina fotografica meccanica, magari senza esposimetro, perché “Io l'esposimetro ce l'ho negli occhi...
Ma so che avverso tutti quelli che antepongono lo strumento all'idea, al progetto. Per me prima c'è il progetto e poi lo strumento per realizzarlo.
Anche nel mio studio è entrato il computer, e non poteva essere altrimenti,
perché oggi non ci si può permettere il lusso di non conoscerlo.
Non è entrato come se fosse una bacchetta magica; una fotografia sbagliata, una brutta fotografia, rimane una brutta fotografia e non c'è Photoshop che tenga.
Il suo contributo, però, è certamente prezioso e irrinunciabile tanto da imporre un diverso approccio alla professione. Solo in apparenza sembra averla semplificata, in realtà implica la conoscenza di altre materie che fino ad oggi non erano appannaggio del fotografo, come lo studio del disegno e della prospettiva.
L'uso dell'elaborazione digitale dell'immagine è, per quanto mi riguarda,
soprattutto legato ad interventi tecnici, e solo quando è strettamente necessario. Poi ci sono lavori altrimenti irrisolvibili (se non con sforzi enormi e dal dubbio risultato) come in un ritratto, dove il computer si è rivelato magistrale per un intervento degno dei miglior chirurgo plastico. Meno male che c'è il computer!
In una fotografia realizzata per un calendario, il cui tema era “Quattro elementi Alchemici”, ho inserito - insieme al mercurio, al sale e allo zolfo - il mio computer che visualizza sul monitor un quadrato magico. L'immagine non ha nessun intervento di post-produzione, ma il fatto di averci messo il mio Mac vuole testimoniare l’emblematicità che questo strumento ha assunto nella mia vita.
Infine, tra le tante riflessioni che l'espandersi del mio lavoro mi ha spinto e fare, c'è un aspetto che in questo momento mi intriga molto: l'interattività.
Concettualmente anche questa non è una novità l'esigenza di trastormare lo spettatore passivo in partecipante attivo era già presente, negli anni '50-'60, nel Living Theatre e in tanta Arte delle Avanguardie degli anni successivi. John Cage, con il suo treno itinerante, ha fatto della partecipazione attiva il suo capolavoro. Dunque non c'è dubbio che íl computer riesca ad aggiungere a tutto questo tanta linfa da rasentare la sublimazione”.

Un'opera originale

Chiedo ancora: “Anche tu, come tanti, pensi che l'uso dei computer presupponga come risposta un'opera assolotarnente originale e non aderente o simile ad opere che si possano ottenere con i mezzi tradizionali?”

“Ormai siamo tutti d'accordo nell'ammettere la profonda differenza che esiste tra il cinema e la televisione; da un lato il grande schermo, con tutta la sua suggestione, il buio della sala e la condivisione del godimento con persone sconosciute; dall'altro uno “spioncino” guardato tra gli strilli dei bambini, lo sformato che scotta e gli spot pubblicilari… eppure, a ben guardare, il prodotto è realizzato con gli stessi strumenti. Se profonda è la differenza tra Cinema e Televisione, quale aggettivo dovremmo inventare per stabilire il differenziale esistente tra la Pittura e la sua “rappresentazione” con i computer?".

lo penso che la Computer Art si debba impegnare a dare un'interpretazíone del mondo con una nuova chiave di lettura rispetto all'arte tradizionale. E tu?

"Ritengo che la Computer Art avrà raggiunto la sua maturitá soitanto nel momento in cui sarà in grado di asprimersi con autonomia di linguaggio, e quindi attraverso la sua specificità riuscirà ad offrirci un nuovo punto di vista delle cose e del mondo.
Ho parlato non a caso di maturità perché il concetto implica quelle di crescita. Perciò l'attuale fase di effervescente sperimentazione deve essere vista con attenzione e distacco, con un confronto duro, ma intellettualmente onesto.
Detto così può sembrare ovvio, ma non lo è. La strada è lastricata di mine e i primi a disseminarle sono spesso proprio i critici che essendo i più lontani dalla tecnica e dalla tecnologia, quando decidono di 'saltare il fosso', spesso sono quelli che più facilmente si fanno incantare dal 'flauto tecnologico', tanto che il loro ignorante entusiasmo, li porta e gridare al miracolo ad ogni colpo di mouse”.

Perdonami, ma credo che porre i termini usando il futuro non renda giustizia alla maturità che ormai la Computer Art ha raggiunto.
Oggi sono tanti i computer artisti impegnati a rappresentare il proprio livello di conoscenza e l'essenza personale, accantonando volutamente il passato.
Si sono formati molti "talenti" che hanno posto in luce aspetti della Computer Art assolutamente nuovi, costruendo opere che forse non rappresentano la globalità del mondo, ma il loro universo culturale, certamente si. E mi sembra un risultato più che apprezzabile.
Sono opere irripetibili con altri mezzi, e rappresentative.
Al di là di questo sono convinta che il risultato migliore si raggiunga con la proposta visiva di un mondo che... ancora non esiste

"Sono molto d'accordo. L'Arte è uno dei pilastri della conoscenza e in arte, come nella vita, non ci sono scorciatoie, ogni cosa ha il suo prezzo da pagare, e l'estensione del presente… il nostro futuro, è un monitor al plasma sul quale si potrá scrivere tutto e il contrario di tutto".

Intervista
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