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| Questo progetto nasce dalla necessità di trovare una risposta alternativa all’uso di materiali che l’era digitale ha cancellato o ha reso difficili da trovare. Ho una vecchia macchina fotografica a lastre 18x24 cm di legno che fu di Parravicini di Persia, un pittore ottocentesco di indubbia qualità, che mi è stata regalata dalla figlia, una mia cara amica. L’intuizione è stata quella di usare quella vecchia macchina fotografica, priva di otturatore, con al posto della lastra di vetro, un foglio di carta baritata alla maniera del primo FOX TALBOT, il vero inventore della fotografia così come la conosciamo. La vera intuizione non è tanto l’uso della carta 18x24 alternativa alla pellicola, quanto l’idea di considerare il negativo parte integrate del lavoro insieme alla stampa positiva. Due stampe racchiuse nella stessa cornice in un gioco fatto di ribaltamenti, di riflessioni, senza soluzione di continuità, in una ambiguità visiva tra positivo e negativo che aggiungono alle fotografie, con la loro patina di antico, un approccio decisamente moderno e concettuale. L’altra conseguenza di questa impostazione è una risposta alla riproducibilità tecnica che, come aveva ben evidenziato Walter Benjamin, nella nostra epoca toglie, in modo particolare alla fotografia, il valore aggiunto: l’unicum. Oltre ai 2 18x24 “originali”, esistono, nei formati 24x32 e 40x55 cm, 3 stampe per ogni formato, stampate da file digitale su carta Hahnemuhle, per un’offerta diversificata per formato e costi. |
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