Scampoli di teoria di Corinto Marianelli
Intervento di ABO
PIECES OF THEORY
di Corinto Marianelli

Ieri nell'Istituto italiano di cultura di Londra si è aperta una mostra intitolata "Ottanta - Transavanguardia e oltre", curata da Sauro Bocchi. Achille Bonito Oliva ne è stato il supervisore ed ha scritto un intervento in catalogo, di cui qui presentiamo un breve stralcio.

«Da quando i generali non muoiono più sui campi di battaglia i pittori non sono più obbligati a morire al loro cavalletto» (M Duchamp). Questa dichiarazione dell'artista francese mette immediatamente a nudo la trasformazione del processo creativo, avvenuto con l'avanguardia storica che ha privilegiato il momento elaborazione concettuale dell'opera. L'artista non attende più dalla natura la mitica ispirazione, ma assume il linguaggio come unica realtà di partenza.
Quando Duchamp mette i baffi alla Gioconda di Leonardo, egli opera su una realtà artistica preesistente alla sua creazione.

D'altronde più di che dissacrare il mito di un'opera d'arte cosi famosa, egli compie una operazione critica, una lettura viva attraverso un gesto: dimostra la natura androgina, maschile e femminile, della Gioconda. L'attributo maschile dei baffi sul volto femminile di Monna Lisa denota la mentalità dell'arte che, per definizione, rifiuta definizioni schematiche a favore di una complessità in cui concorrono elementi fantastici e riprese linguistiche.
L'arte degli anni ottanta è partita dalla lezione cuncettuale di Duchamp e da quella pittorica di Picasso. Per realizzare opere in cui concorrono riferimenti alla storia dell'arte e posizioni creative che elaborano l'elemento citato. In Italia un gruppo di artisti ha utilizzato per il proprio lavoro il principio della citazione. Esso consiste nel riferimento a opere d'arte o a miti del passato, presi come base di partenza per poi approdare ad un'opera autonoma e personale.

La citazione comporta un'idea dell'arte in cui concorrono insieme arte e critica nel senso di una ripresa non feticistica della storia dell'arte, ma mediata da una coscienza che vuole rendere attuale un'immagine del passato o un mito. Evidentemente questo é possibile, in quanto l'arte, anche quella d'avanguardia, riconosce una linea di continuità storica con la grande arte del passato. Di questa non rifiuta la complessità culturale, ammette una serie di riferimenti alla cultura alchemica e esoterica, accetta di questa la possibilità di considerare la creazione artistica come un'attività del pensiero che lega al presente idee e atteggianenti dei passato.
L’arte degli anni ottanta punta sulla capacità di ricucire gli strappi provocati da una mentalità di rottura che ha caratterizzato la produzione artistica degli anni cinquanta, sessanta e settanta.
Al mito di una creazione pura, che mitizza la natura come modello di libertà espressiva, gli artisti italiani, operanti nell'ambito della citazione, contrappongono il mito della cultura della storia. L'arte non può prescindere dalla storia del proprio linguaggio, in quanto l'arte è l’inguaggio. Questa diventa la realtà dentro cui vive celato l'artista, dentro cui egli si trova a operare. L'arte è un lavoro di proiezione in avanti, ma può partire da ciò che ha alle sue spalle, la storia dell'arte. L'artista opera in piena libertà, permettendosi di voltarsi indietro per attingere ai linguaggi del passato.
Citare dunque non significa dissacrare o mancare di rispetto bensì dare all'opera una sostanza storica e un retroterra che dà all'arte una maggiore stratificazione. L'artista ha accettato il senso della frase di Duchamp quello di non contemplare la natura ma entrare in un rapporto dialettico con la storia dell’arte che lo ha prodotto. L'elemento mentale diventa deterrente del lavoro creativo.
Partire dalla storia non significa rinunciare alla creazione ma aumentare il suo peso con la presenza di riferimenti culturali che danno all'opera uno spessore ed una articolazione complessa.

Achille Bonito Oliva



SE L’ARTISTA CREA CITANDO ALTRI ARTISTI
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